Signori del legno

“Un continuo scambio di idee e di esperienze tra due Signori del legno
che prima di essere lavoratori sono veri e propri artisti”.

 

Il connubio tra Bruno Deotto e Gio Batta Morassi è stato “semplicemente” questo: una naturale unione tra chi del legno conosceva ogni più piccolo segreto e chi, grazie a un eccezionale intuizione, era riuscito a dare a quel legno una voce.

Bruno e Gio Batta sono questi, due figure cardine non solo per il festival Risonanze, ma per l’intera Valcanale e per tutto il Friuli Venezia Giulia: due persone tanto umili quanto capaci di dare sfogo alla loro passione a tal punto da riuscire a trasformarla in vera e propria vocazione.

Coetanei e amici fin da bambini, erano stati studenti della stessa scuola di avviamento professionale. Poi le loro strade si sono divise per circa trent’anni: non solo perché ognuno voleva inseguire i propri sogni ma anche perché la vita aveva offerto loro speranze diverse.

Bruno era rimasto in valle a fare il boscaiolo nella “sua” foresta, Gio Batta aveva invece lasciato la zona per trasferirsi a Cremona dove aveva potuto inseguire l’opportunità di diventare liutaio iniziando una carriera che, nel corso degli anni, l’avrebbe portato a diventarne uno dei più importanti dell’intero panorama europeo fino a venir considerato il degno erede di Stradivari.

Due strade estremamente diverse. Eppure non c’è nulla da fare, se il destino ha deciso che due persone sono complementari prima o poi troverà il modo per farle rincontrare. E il fato aveva già deciso che le storie di quei due bambini diventati ormai adulti dovevano intrecciarsi nuovamente.

Siamo a circa metà degli anni Ottanta e Morassi, che ogni estate ritorna tra i “suoi” alberi da cui non si staccherà mai veramente anche perché fin dagli anni ’50 ha scoperto che nel loro profondo nascondono un segreto, contatta l’amico di vecchia data perché c’è dell’abete da tagliare. Per Bruno non c’è nessun problema, d’altronde quello sa fare, è il suo lavoro.

In un attimo di pausa Bruno ne approfitta: sa che Gio Batta è sempre alla ricerca di un legno speciale e tra riccioli e segatura gli mostra alcune tavole. Fino a quel momento si tratta di normali pezzi di abete, Bruno non può immaginare che di li a poco quelle stesse tavole diventeranno le prime gocce di un particolare inchiostro capace di riscrivere la storia dei boschi della Val Saisera.

Si perché, seppur sia un gran conoscitore di legname, Bruno non immagina neppure lontanamente che quel legno, opportunamente plasmato dalle sapienti mani di Gio Batta, diventerà una delle prime tavolette armoniche di un materiale che tutto il mondo avrebbe imparato a invidiare, il legno di risonanza della Val Saisera «il migliore abete rosso di risonanza al mondo» come amava sempre raccontare lo stesso Morassi.

Bruno e Gio Batta erano due figure d’altri tempi, sempre pronti a confrontarsi e a darsi preziosi consigli, uomini capaci di mantenere un rapporto inalterato per oltre trent’anni senza mai un litigio o una baruffa. Solo una grande sintonia, vero segreto di una amicizia capace di andare al di là degli interessi e dei guadagni personali.

Bruno capace di lavorare il legno con tale finezza e precisione da ridurre al minimo lo scarto e permettere al materiale di avere sempre la maggior resa e Gio Batta capace di raffinare quella materia prima a tal punto da trasformare il suo metodo in uno standard ora utilizzato non solo in Italia ma anche all’estero.

Davide, figlio di Bruno, racconta con semplicità come il legame non solo lavorativo ma anche e soprattutto umano esistente tra suo papà e uno dei liutai più famosi sia nato così, quasi per caso grazie a una serie di fortunate coincidenze. Un legame sincero fatto di fiducia, facilitato dall’aver vissuto insieme un’infanzia difficile che imponeva a chi era nato tra i monti, di ingegnarsi con il poco che aveva, nel tentativo di garantirsi un futuro dignitoso.

Anche perché se da una parte c’era Bruno che conosceva a menadito una ricchissima foresta, dall’altra c’era Gio Batta che sapeva il valore musicale di ciò che era “nascosto” sotto una ruvida corteccia. Sensibilità diverse che, forse, sarebbero rimaste fini a loro stesse se non avessero avuto la possibilità di incontrarsi e fondersi per dare vita a un sogno.

Come tutti i sogni, però, le cose erano tutt’altro che facili: tanti gli errori, le prove, i tentativi. Bruno e Gio Batta, a cui bastava poco per capirsi al volo, non si fecero però mai sopraffare dalle prime difficoltà quasi sapessero che la tecnica di uno e l’esperienza dell’altro sarebbero stati il giusto mix per creare qualcosa di speciale.

“I due amici per il legno” ci hanno lasciato a distanza di due anni l’uno dall’altro, ma la loro inestimabile eredità fatta di esperienza, passione e bravura, non è andata persa.

A portarla avanti sono ora i figli che, così come avevano fatto i loro padri, hanno fatto tesoro del passato e continuano nella tradizione che vedrà per sempre uniti un maestro d’ascia e un mastro liutaio: due Signori del legno.